Finalmente è primavera: il verde degli alberi ricomincia a prendere possesso del bosco ed inizia la stagione delle erbe spontanee, ovvero delle piante che si trovano in prati e boschi ed i nostri antenati utilizzavano frequentemente sia in cucina che per la cura del corpo.
Da un'enorme soddisfazione la possibilità di farsi una cena a base di quanto si è potuto raccogliere da soli, la stessa sensazione che da un bel risotto ai funghi...

Di seguito daremo un'occhiata alle piante conosciute dalle nostre famiglie, con la speranza di scoprirne di nuove per arricchire la nostra tavola!

TARASSACO (o dente di cane)

E' una pianta che si trova praticamente ovunque, a carattere quasi infestante, dalla pianura fino a quasi 2000m; fiorisce dalla primavera all'autunno.


Descrizione:
Cresce rasoterra, a raggiera. Le foglie raggiungono i 10 cm ed hanno un inconfondibile margine dentato (da qui dente di cane) che sulla punta però diventa più uniforme. Il fusto è cavo e lattiginoso mentre il fiore è composto da migliaia di fiorellini tubolari gialli, che a maturità si seccano formando il soffione.
Utilizzo:
L'uso più comune in cucina è in insalata (cotta o cruda) mista con uova sode che ne addolciscono il sapore.




LUPPOLO (bruscandoli in dialetto trentino)

Cresce in luoghi freschi e semi ombrosi, vicino a corsi d'acqua, a quote relativamente basse (fino a 1200m), in genere su terreni incolti misti a rovi o siepi. Il periodo di raccolto è in primavera.


Descrizione:
E' una pianta perenne da cui si sviluppano lunghi fusti erbacei e spinosi che si avviluppano agli altri fusti vicini.
Le foglie nella parte in basso della pianta sono ampie, a 3-4 lobi e dal margine seghettato che termina a punta, mentre man mano che si avvicinano al fondo del fusto diventano più piccole.


Utilizzo:
Si raccolgono gli ultimi 15-20 cm dei fusti di colore scuro e si utilizzano come asparagi, lessi in insalata con uova sode, in frittata o nel risotto.


Nel nostro caso, il raccolto è stato di circa 400 grammi. Cotti al vapore in pentola a pressione per 10 minuti ne sono risultati più di 200. Ottimi con le uova sode!



SAMBUCO

Cresce in luoghi incolti, freschi e umidi, ai margini delle strade o tra siepi e rovi. Si può trovare fino a 1500 m di altitudine. La pianta fiorisce tra la tarda primavera e l'inizio dell'estate.

sciroppo sambuco
Pianta di sambuco

Descrizione:
E' un arbusto perenne dal fusto resistente e leggero, con foglie di forma ovale e dal margine seghettato. I fiori, la parte maggiormente utilizzata, sono molto profumati, bianchi e piccoli, uniti in ampie infiorescenze a raggiera. Il frutto infine è composto da piccole bacche nero-violacee.
Utilizzo:
Con i fiori è possibile fare delle frittelle dolci, anche se l'uso più comune è lo sciroppo, da diluire in acqua, molto buono e dissetante (a questo link alcuni metodi di preparazione).

sciroppo sambuco
Fiore di sambuco

Per il momento queste sono le piante che conosco, tuttavia ho a disposizione un libro gigantesco e vari forum in cui vengono descritte tantissime piante e fiori che sicuramente abbiamo visto nei prati ma che mai abbiamo pensato si potessero raccogliere per usarle in cucina.
Mi riprometto di indagare e di provarne di nuove...

PS:
...e fu così che navigando alla ricerca di info scopro PRIMITIVIZIA...una piccola azienda di Spiazzo Rendena che produce salse e conserve di sole piante selvatiche: tarassaco, luppolo, crescione, sgrizoi (??), bardana, rabarbaro, prugne selvatiche, corniola. Da provare, e magari imitare!
Ben raccontata nel blog Babs(R)evolution.

È purtroppo arrivato il momento di cambiare il nostro amato Verdone.
Il  Volkswagen T4 California del 1993 non può più essere il nostro compagno di avventure nelle vacanze e nella vita quotidiana.

Questo perchè la sua impronta ambientale, burocraticamente definita Euro 1, non ci consente di usarlo per andare a lavoro durante la stagione fredda (per abbassare il livello degli inquinanti, i mezzi classificati fino ad Euro 3 sono banditi dalle città nelle principali ore della giornata). E da qualche giorno non possiamo più fare car sharing per i nostri impegni quotidiani.

Adoriamo però fare vacanze in campeggio, quindi abbiamo deciso di cambiare il nostro T4 con un mezzo della stessa "pasta", ma più recente.

Volkswagen California Beach Edition
Volkswagen California Beach Edition
Sul mercato si trovano diversi furgoni camperizzati:

  • l'Hymercar Sydney (allestito su base del furgone leader del mercato Fiat Ducato)
Hymercar Sydney
Mercedes Marco Polo

Westfalia Club Joker City


Volkswagen California


Ci sono anche diversi allestitori artigianali italiani (e non solo) che realizzano dei camperini davvero fantastici: i veneti C-lover e i piemontesi Solaria sono gli artigiani che apprezziamo maggiormente per la qualità e la versatilità delle loro soluzioni.

Volkswagen T5 Bondi Beach
C-Lover: Volkswagen T5 Bondi Beach a passo lungo
Una trasformazione Solaria del T5

Tutti questi bellissimi mezzi condividono purtroppo un grande difetto: sono davvero costosi.
Un nuovo furgone camperizzato a dovere (cucina, mobili, tetto a soffietto) esce con prezzi che partono da oltre i 60.000 euro.
Decisamente troppi.

Di mezzi usati se ne trovano tanti, soprattutto in Germania e soprattutto di Volkswagen California, ma è impossibile trovare un mezzo recente (almeno con classificazione inquinamento Euro 5) con un numero di anni e chilometraggio non camionistico (sotto i 10 anni e sotto i 100.000 km) a prezzi sensati (abbiamo trovato offerte di modelli usati di 2 anni allo stesso prezzo di mezzi nuovi).

In Volkswagen e in Mercedes hanno capito che una parte dei potenziali clienti era tagliata via da mezzi così costosi (in alcune parti d'Italia a quel prezzo si riesce ad acquistare un bell'appartamento).
Così, qualche anno fa, hanno messo sul mercato furgoni camperizzati più economici ed essenziali: il California Beach e il Marco Polo Activity.
Entrambi i mezzi hanno un prezzo base di 40.000 euro, circa il 40% in meno dei fratelli maggiori.

Ma questi modelli di piccoli camper non saranno "troppo" essenziali per fare campeggio?
Ci abbiamo pensato molto.
La nostra attenzione si è rivolta al California Beach: anche se i prezzi sono del tutto similari, il California ha più mercato del Marco Polo, forse perchè esteticamente è meno elegante (e meno triste) e gli interni sono più funzionali e meno lussosi.

Tralasciando la dotazione automobilistica di serie (l'elenco degli optional è lunghissima), quella camperistica dei California Beach è molto breve ma decisamente azzeccata:
  • tetto sollevabile manualmente
  • letto superiore con rete in doghe 
  • divano posteriore trasformabile in letto
  • prolunga del letto del divano (chiamata Multiflexboard, un attrezzo che oltre a fare da prolunga del letto permette di utilizzare al meglio lo spazio del portabagagli)
  • 2 sedie da campeggio incluse e riposte in apposito vano a scomparsa nel portellone posteriore,
  • tavolo multifunzione (da interno e esterni)
  • tenda a rullo oscurante su tutti i finestrini (incluso il lunotto)
  • sedili anteriori ruotabili
  • batteria di servizio aggiuntiva
  • riscaldamento ausiliario (a motore fermo)
Anche la lista degli optional da campeggio è lunghissima (ad esempio utilissima la presa della corrente esterna), ma aggiungendo gli optional il vantaggio di prezzo diminuisce velocemente e la versione California Ocean (che fino a qualche anno fa si chiamava Confortline, ossia quella con cucina e armadi) diventa più vantaggiosa.
La dotazione di un California Beach ci sembra più che adeguata per un fare un campeggio di un week-end oppure una bella vacanza in campeggio.
Nel corso della vita, un furgone, seppur camperizzato, viene utilizzato purtroppo più come auto che come camper.
Che senso ha avere tutto l'allestimento completo montato nel furgone appesantendo sia il conto in banca che i consumi di carburante?
D'altronde, noi furgo-camperisti che, pur di stare all'aria aperta, sviluppiamo il nostro spirito di adattamento, non possiamo accontentarci anche di un California Beach?

Volkswagen T6 California Beach
Volkswagen T6 California Beach


La recente vacanza in montagna nella bellissima Val Venosta ci ha portato a scoprire un preparato dal nome misterioso quanto inquietante...il Tiroler Murmelin, spesso associato all'olio di marmotta.

Il nome corretto in realtà è Franzbranntwein, ovvero alcolato tirolese d'erbe.

tiroler murmelin


Nel corso del mio passato "atletico" ho sentito spesso nominare questo prodotto, usato soprattutto per la frizione dei muscoli.

In ogni caso il Tiroler Murmelin è ben diverso dall'olio di marmotta che molti citano. Quest'ultimo infatti è un preparato tradizionale delle genti di montagna, che contiene vero grasso di marmotta, fatto sciogliere a bagnomaria e conservato poi come unguento...
Nonostante le proprietà di questo sembrino notevoli, in particolare per le articolazioni, l'idea di una povera marmotta uccisa per il suo grasso non mi alletta per niente...

Tornando a noi, l'alcolato d'erbe è un olio composto da:
  • alcol
  • acqua
  • estratto di arnica montana: ha proprietà sia di tipo analgesico che antiecchimotico e antinfiammatorio;
  • estratto di pino mugo: antinfiammatorio, stimola il sistema immunitario;
  • mentolo: decongestionante, analgesico;
  • limonene: antisettico;
  • estratto di lichene evernia prunastri: sedativo, calmante, antisettico, emolliente.
Pino mugo
Pino mugo



Evernia prunastri
Evernia prunastri
Arnica montana
Arnica montana

A questo punto mi piacerebbe trovare un modo per produrlo in casa, visto che arnica e pino mugo sono facilmente reperibili nei nostri boschi. Ho trovato delle istruzioni ma mi sembra davvero complicato...

E' indicato prima e dopo lo sport, per sciogliere i muscoli, nonchè per altri dolori muscolari, grazie alle proprietà delle piante alpine contenute. Arnica, olio di pino mugo e mentolo stimolano la circolazione sanguigna e quindi aiutano ad accelerare il recupero muscolare, inoltre alcol e mentolo danno un effetto di raffreddamento seguita da calore, con grandissimo beneficio soprattutto per le gambe pesanti.
Noi lo utilizziamo tantissimo dopo lunghe pedalate in mtb o sciate su neve fresca. Un piccolo consiglio, recuperate uno spruzzatore (ad esempio di un profumo terminato) e travasate un po' di olio di marmotta: così è più facile spargerlo sulle gambe.


olio di marmotta
Marmotta


Dopo un po' di ricerche online ho trovato un'azienda che produce l'olio di marmotta e il sito dove comprarlo direttamente online.


Il sito di vendita diretta dell'olio di marmotta (e non solo) della ditta austriaca di St. Anton BANO su cui si possono acquistare diversi prodotti naturali.
Tra questi il mio preferito olio di marmotta che usiamo per rilassare i muscoli dopo una intensa attività fisica.
L'effetto rilassamento, dopo una forte sensazione rinfrescante, è assicurata.
Utile anche la crema Murmellin per intervenire su contratture, ematomi e colpi.

Abbiamo richiesto all'azienda informazioni sugli ingredienti dei loro prodotti tramite email. Onestamente non ci sono sembra molto disponibili. Tuttavia, rassicurati dalla loro risposta, abbiamo ordinato la nostra scorta. La spedizione (un po' cara) è stata lenta ma alla fine è arrivato tutto.


Il dopo giro MTB sulle Alpi

È una delle cose che si imparano da bambini a scuola e difficilmente si dimentica.

Un po' come andare in bicicletta...

Si tratta della "filastrocca" (o simil acronimo) per ricordare il nome e l'ordine dei macrosettori principali delle Alpi.

Ecco il significato di "Ma con gran pena le reca giù".
Alpi:
  • MA Marittime
  • CO Cozie
  • GRA Graie
  • PE Pennine
  • LE Lepontine
  • RE Retiche
  • CA Carnie
  • GIU Giulie
Le Alpi dall'alto
Un tratto delle Alpi dall'alto

Altre versioni più dettagliate della stessa filastrocca e con significato più "concreto" sono:


Ma li con gran pena le reca giù.

Ma Li Con Gran Pe' Le ReCaNo Giù A te.

(Al) Mar li con gran pena le reti noi caliamo giù.


Ogni prima sillaba rivela l'inizio dei diversi nomi delle Alpi (presenti variamente nelle diverse versioni):

  • Marittime
  • Liguri
  • Cozie
  • Graie
  • Pennine
  • Lepontine
  • Retiche
  • Carniche
  • Noriche
  • Giulie
  • Atesine


Recentemente, è stata redatta una suddivisione delle Alpi più scientifica e dettagliata.
Si chiama SOIUSA e sta per Suddivisione Orografica Internazione Unificata del Sistema Alpino.
Negli altri paesi alpini, l'acronimo assume altre forme ma il significato è lo stesso:
  • (DEInternationale vereinheitlichte orographische Einteilung der Alpen (IVOEA);
  • (FRSubdivision Orographique Internationale Unifiée du Système Alpin (SOIUSA);
  • (SLEnotna Mednarodna Orografska Razdelitev Alp (EMORA)
Mappa Soiusa
SOIUSA

In questa classificazione il sistema montuoso alpino viene dettagliatamente ed esaustivamente definito.
Su questo link del CAI si può leggere qualcosa di più.
E' stato pubblicato anche un libro completo: ALTANTE OROGRAFICO DELLE ALPI - SOIUSA edito da Pluri e Verlucca. Si può comprare ed ordinare anche online su libreriauniversitaria.it.

Alpi: le Dolomiti
Alpi: le Dolomiti
E' da tanto che non si parlava di alberi di montagna, e in questo inverno senza neve ripenso al fascino di un bosco ombroso in estate...

Certo, il bosco (soprattutto quello alpino) per eccellenza è fatto di pini, abeti e mughi, ma quello che rende il tutto davvero speciale è l'accompagnamento con le latifoglie.

Per questo è ora di estendere il Piccolo atlante a questa famiglia di piante.

Indice

Nell'atlante presentiamo i seguenti alberi:


FAGGIO (Fagus Sylvatica)


La latifoglia più diffusa della zona alpina, la pianta che colora i boschi con il suo verde brillante. Può formare boschi puri o misti con abeti, a partire da una quota di 600-700 metri fino anche al limite della vegetazione arborea.


Foglie: ovali, dal margine tendente liscio o leggermente ondulato, di media dimensione, vagamente lucide.


Chioma: ampia e folta dalla forma ovale-ellittica tendente verso l'alto. Alcuni esemplari adulti possono raggiungere in tutto un'altezza di 20-30 metri. Il tronco è affusolato negli esemplari giovani, nei quali può trovarsi in ceppi con numerose ramificazioni; negli esemplari adulti risulta irregolare e gobboso.
Corteccia: di colore grigio chiaro con chiazze biacastre, regolare, con striature orizzontali, non particolarmente spessa.
Frutti: i semi sono racchiusi in involucri legnosi rosso-marrone di forma ovale, coperti da aculei non pungenti, che rimangono sulla pianta per più stagioni.



BETULLA (Betula)


E' una pianta tipica dell'emisfero nord, in particolare, per quanto riguarda l'Europa, della Scandinavia. E' un albero elegante, dal fusto affusolato che può raggiungere anche i 25 metri, ed è noto per la grande flessibilità.
Cresce spesso in zone soleggiate, a distanza dagli altri alberi del bosco.



Foglie: a forma di goccia, di lunghezza tra i 4 e 5 cm; il lembo è dentellato, la superficie opaca e ruvida, dal verde non proprio brillante.



Chioma: negli esemplari adulti raggiunge una forma ovale, non particolarmente folta a causa della piccola dimensione delle foglie. I rami sottili tendono verso il basso nella parte terminale.
Corteccia: la caratteristica principale è il colore bianco. La scorza è sottile, striata in orizzontale.
Frutti: formano una piccola spiga tubolare, verde e compatta inizialmente, marrone chiaro e tendente a sfaldarsi a maturità.


CASTAGNO (Castanea sativa)


Pianta ben nota per i suoi frutti. Cresce a varie latitudini, ma in bassa montagna si trova nella zona  tra i 300 e gli 800 metri, in boschi misti con frassini, carpini, noci e noccioli.
Forma un grosso fusto che può raggiungere diametro fino ai 2 metri, con più derivazioni tendenti verso l'alto.



Foglie: di forma allungata, tra i 10 e i 20cm, il bordo è seghettato e termina a punta; la superficie è lucida e di verde intenso nella parte superiore, più chiara su quello inferiore.



Chioma: espansa e folta negli esemplari adulti, può tendere ad assumere una forma globosa ed irregolare in corrispondenza delle grandi ramificazioni.
Corteccia: regolare, spessa, di colore bruno-grigio, con profonde striature verticali. Il fusto può avvitarsi col tempo e diventare fortemente irregolare.
Frutti: la castagna cresce in ricci che ne raccolgono da 1 a 3, a maturità il riccio si apre in quattro liberando il frutto.


ACERO DI MONTE (Acer pseudoplatanus)

Pianta ad alto fusto (può raggiungere i 25-35 metri), che cresce in boschi collinari e di bassa montagna, spesso su terreni abbandonati e colonizzati da vegetazione mista, in particolare insieme al frassino.


Foglie: dalla tipica forma a 5 lobi, hanno margine seghettato e superficie ampia (anche 15x15cm), opaca, verde scuro sopra e grigiastra in basso.



Chioma: fitta, rotondeggiante, rivolta verso l'alto.
Corteccia: grigio-bruno, risulta generalmente liscia e solcata da piccole spaccature orizzontali.
Frutti: il frutto è ben riconoscibile, formato da un seme protetto da una membrana giallo-verde che si allunga fino a creare un'elica, che permette di spargersi distante dalla pianta madre.


OLMO MONTANO (Ulmus glabra)


Pianta dal fusto dritto e molto ramificato dal basso, mediamente alto (fino a 25m), si può trovare a quote variabili, dai 400 ai 1400 metri.



Foglie: ovali con evidente punta al termine, margine seghettato, di dimensione ridotta (circa 5 cm), di colore verde scuro sulla superficie superiore, più chiare e pelose su quella inferiore.



Chioma: ampia ed irregolare a causa delle numerose ramificazioni che partono dal basso.
Corteccia: inizialmente liscia di colore grigio-verde, con l'età diventa squamosa ed irregolare.
Frutti: le "samare" si trovano raccolte a gruppi, si tratta di una membrana traslucida ovaleggiante che racchiude il piccolo seme.


CARPINO NERO (Ostrya carpinifolia)


Pianta di altezza ridotta, si trova a quote medio-basse in boschi misti con aceri montani, roverelle, pini. Nel bosco in genere assume una forma cespitosa.



Foglie: ovali e appuntite, dal margine dentellato, di dimensione media.



Chioma: rada, globosa ed irregolare.
Corteccia: di colore bruno, è liscia e punteggiata in fase giovanile mentre diventa rugosa con gli anni.
Frutti: i semi sono racchiusi in membrane verdi (a maturità marroni) di forma ovale allungata, raccolte a grappoli pendenti che rimangono sui rami anche in stagioni avanzate.

Durante le ore passate nei boschi (in mountain bike, durante una passeggiata, raccogliendo erbe spontanee e funghi) ci siamo spesso chiesti quali fossero i magnifici alberi ed erbe che ci circondavano. Nonostante gli anni di scout in stile Giovani Marmotte i ricordi erano pochi... Ho deciso che la cosa migliore era documentarsi sugli alberi di montagna, in modo da riconoscere con poche caratteristiche quelli che avevamo di fronte. Quindi questa vuole essere, senza alcuna velleità istruttiva, una semplice guida per conoscere gli alberi delle nostre montagne.

Il modo migliore per imparare a riconoscere gli alberi di montagna con questa piccola guida, è farsi delle passeggiate consultandola sul proprio cellulare, in particolare guardando le foto (proprio come abbiamo fatto noi).






Indice

Nell'atlante presentiamo i seguenti alberi:


ABETE ROSSO (Picea abies)


Albero resinoso alto fino a 45-50 m, si può trovare ad altitudini mediamente comprese tra i 1.200 ed i 1.800 m. Forma boschi puri o misti insieme a faggi, abeti bianchi, larici.
Abete Rosso
Abete Rosso
Foglie: aghiformi, lunghe 1,5 - 2,5 cm, inserite singolarmente e disposte tutto intorno al ramo.
Chioma: piramidale, i rami giovani rivolti verso l’alto, i rametti laterali pendenti a festoni.
Corteccia: sottile, di colore grigio–rossastro, screpolata a placche rotondeggianti.
Frutti: le pigne sono pendenti, di forma cilindrica, lunghe 8 - 15 cm, con molte squame sottili, di colore rossastro a maturità, nel momento in cui cadono intere a terra.

Abete Rosso
Abete Rosso


ABETE BIANCO (Abies alba)


Possiamo definirlo il sovrano dei boschi di montagna: riesce a crescere per i primi 10 anni di vita in zone d'ombra (versanti a nord o sotto boschi fitti) Pianta aghiforme di altezza massima intorno ai 40 m, vive in boschi ad altitudine compresa tra i 500 ed i 1.900 m.

Abete bianco
Abete bianco

Foglie: aghi dalla punta arrotondata, appiattiti ed inseriti singolarmente nel ramo. La superficie superiore è verde intenso, lucida e liscia, mentre quella inferiore ha un colore chiaro ed al tatto si presenta pelosa. A differenza dell'abete rosso gli aghi si dispongono piatti come denti di un pettine rispetto al ramo.

Abete bianco
Abete bianco
Chioma: se la pianta cresce isolata presenta fitti rami fino a bassa altezza, se invece si trova a stretto contatto con altri alberi, il fusto rimane spoglio fino a grandi altezze, per espandere i rami a più vicino contatto con la luce. La forma è piramidale, la punta blocca però la crescita dei rami sottostanti dando alla pianta un aspetto leggermente appiattito sul capo. I rami principali si sviluppano regolarmente attorno al tronco ed in senso orizzontale.
Corteccia: nelle piante giovani presenta un colore grigio-argento. In quelle più vecchie la corteccia si ispessisce squamandosi in placche sottili, con fessure dal movimento verticale.
Frutti: si trovano sulla parte alta della pianta, rivolti verso l'alto. Sono composti da fitte squame, inizialmente di colore verde ed in seguito color rosso-marrone.


PINO SILVESTRE (Pinus sylvestris)


Albero dal portamento leggero, può raggiungere i 35-40 m di altezza. Ama la luce e riesce ad installarsi anche su terreni poveri. Si trova ad altitudini non così elevate come gli abeti, ad una media di 1.000 m e fino ai 1.400 circa.


Pino silvestre
Pino Silvestre
Foglie: gli aghi possono raggiungere i 5 cm circa, sono raggruppati a coppie tutto intorno al ramo.
Chioma: i rami sono poco abbondanti e crescono in maniera irregolare prevalentemente nella parte alta della pianta.
Corteccia: alla base è rosso-bruna, con placche spesse e di dimensione irregolare
Frutti: genera pigne legnose, di dimensione compresa tra i 4 e i 7 cm di lunghezza, che a maturità aprono le grosse placche ad ombrello.

Pino silvestre
Pino silvestre


PINO NERO (Pinus nigra)


Si trova nelle regioni montuose mediterranee, oppure sui versanti esposti a sud nelle zone di bassa-media montagna; è una pianta resistente che cresce sui terreni più poveri. Ha un portamento eretto grazie al fusto dritto ed affusolato che può raggiungere anche più di 30 metri.

Pino nero
Pino nero


Foglie: gli aghi sono lunghi tra gli 8 ed i 15 cm, raccolti a mazzetti di due, di colore verde scuro.
Chioma: arrotondata o piramidale, i rami sono distribuiti lungo tutto il fusto in orizzontale tendente verso l'alto.
Corteccia: di colore variabile tra il marrone ed il grigio, molto screpolata a placche sottili.
Frutti: conici, a maturazione si aprono in lingue rigide e legnose.


Pino nero
Pino nero


PINO CEMBRO (Pinus cembra)


E' detto anche cirmolo. Raggiunge altezze tra i 15 e i 25 m e si adatta bene in zone fredde e ventose, tipiche dell'alta montagna, ovvero tra i 1.600 e fino ai 2.100 m., grazie anche alle forti radici che si ancorano alle fessure tra le rocce.

Pino cembro
Pino cembro
Bosco di Cirmoli sull'Alpe Lusia
Foglie: gli aghi, lunghi 5-8 cm e fini, sono raccolti a mazzetti da 5.
Chioma: tende al cilindrico, con rami fitti che guardano verso l'alto.
Corteccia: liscia e grigiastra nelle piante giovani, mentre in quelle più vecchie tende al rosso-bruno e si fessura in piccole placche striate verticalmente.
Frutti: le pigne sono ovoidali e legnose, non più lunghe di 8 cm e pertanto non pendono dai rami. Non aprono le squame, liberando i semi solo una volta cadute a terra.

Pino cembro
Pino cembro


LARICE (Larix decidua)


E' l'unico albero aghiforme caduco, le cui foglie quindi ingialliscono e cadono con l'inverno. Ciò accade per resistere ai freddi climi invernali, dal momento che il larice può raggiungere le quote di limite della vegetazione (fino ai 2.300 m), grazie anche alle forti radici che riescono ad ancorarsi ai terreni più impervi.
Larice
Larice
Foglie: Di colore verde chiaro, sono raggruppate in piccoli ciuffi disposti intorno al ramo ed attaccati ad esso attraverso piccoli e corti rametti. Come detto, in autunno ingialliscono e cadono.
Chioma: E' piramidale, rada. I rami principali disposti in senso orizzontale, quelli secondari pendono da questi.
Corteccia: grigiastra in superficie, si divide in piccole placche irregolari che lasciano intravedere il colore rossastro della corteccia sottostante.
Frutti: di forma ovale, grandi solo 3-5 cm, appesi sia ai rami principali che a quelli secondari.

Larice
Larice



PINO MUGO (Pinus mugo)


Nonostante il nome di pino mugo si tratta di un arbusto aghiforme che, grazie alla sua particolare conformazione radente al terreno, riesce a vivere fin oltre il limite della vegetazione arborea, in particolare tra i 1.700 ed i 2.500 m su terreni rocciosi ed impervi.

Pino mugo
Pino mugo
pino mugo
Pino mugo
Foglie: di colore verde scuro e lunghezza di 3-5 cm, sono raggruppate in mazzetti di 2 o 3, analogamente agli aghi del pino silvestre.
Chioma: nonostante la forma vari in funzione delle varietà e delle condizioni ambientali, solitamente in ambiente alpino i rami si distribuiscono radenti al suolo per proteggersi dai venti montani, in fitti tappeti che ricoprono il terreno, protendendosi infine verso l'alto.
Corteccia: essendo un arbusto non presenta un tronco vero e proprio. In ogni caso la corteccia è grigiastra e forma piccole squame.
Frutti: grandi tra i 3 ed i 5 cm, le pigne sono legnose e di forma ovale. Si trovano nella parte terminale dei rami, ben salde agli stessi.


Se questo post vi è sembrato utile, non perdete la seconda parte del piccolo atlante degli alberi di montagna oppure se vi interessano le erbe spontanee ho scritto anche su di loro!

Luppolo selvatico
Luppolo selvatico