Nelle cronache nazionali di quest'estate siccità, incendi e acqua sono termini  che purtroppo sono comparsi spesse volte. Troppe,  oserei dire.

La siccità ha colpito un po' tutta Italia: al nord e sulle Alpi specialmente nello scorso inverno, nel resto d'Italia durante la tanto bella quanto  rovente stagione primavera-estate.

Gli incendi stanno flagellando in questi mesi tutta la penisola italiana, creando molti problemi soprattutto a causa della difficoltà di trovare acqua per spegnere gli incendi.

Qualche giorno fa, subito dopo aver visto un documentario sulla costruzione di un impianto di dissalazione dell'acqua salata in Australia, che consumerà a regime come una città di 150.000 abitanti,  ho letto l'ordinanza comunale tramite la quale si ordinava la riduzione del consumo di acqua vietando il lavaggio dei mezzi e l'innaffiamento del giardino. Il fatto di vivere in un paese a quasi 1000 metri di quota sulle Alpi rende questa notizia molto grave.

Poi mi sono chiesto: cosa facciamo nel nostro piccolo, oltre che dare seguito all'ordinanza, per contribuire ad aiutare in questa situazione di emergenza? Quindi ho fatto due conti.

Il recupero dell'acqua che facciamo scorrere in attesa che si scaldi per la doccia quotidiana,  che di solito viene buttata, non è affatto un piccolo gesto.
Mediamente in 2 persone con un secchio recuperiamo almeno 12 litri di acqua al giorno (che poi riutilizziamo per lo scarico nel WC) facendo una media in estate ed inverno.
Sono 4380 litri di acqua in un anno. 4.3 mc di acqua o 2.920 bottiglie di acqua da 1.5 litri. Se ci pensiamo sono tantissimi.
Se solo 1000 coppie attorno a noi adottassero la stessa soluzione, i litri sarebbero più di 4 milioni, le bottiglie quasi 3 milioni e i mc 4.300. Tanto quanto basterebbe per riempire quasi 2 piscine olimpioniche.

In Italia siamo 60 milioni, quanta acqua potabile potremmo risparmiare in un anno se tutti noi riciclassimo l'acqua fredda della doccia? 131.400.000 mq di acqua ossia 0,1314 kmq (il lago di Garda, il più grande lago italiano ha un volume stimato 49 kmq)... 
Nel passaggio dal vecchio T4 Westfalia al nuovo California Beach, uno dei principali problemi era l'organizzazione degli spazi interni.
Infatti il Beach non è dotato di armadi, al contrario del cugino Comfortline (la nuova versione dell'allestimento camperizzato), salvo i 3 miseri cassetti situati sotto la panca posteriore.
Per questo abbiamo valutato le varie opzioni, compresi i moduli realizzati da vari allestitori, tra cui Maxxcamp e Vanessa: i costi comunque rimanevano decisamente alti.

Ecco quindi l'idea di una soluzione un po' più rustica ma comunque efficiente: costruire un box da poter usare sia come contenitore sia come panca (dal momento che, come già accennato nel post sul California Beach, il sedile del guidatore non si può girare completamente!).





Le dimensioni della panca infatti consentono non solo di aprire il divano letto del piano inferiore (e ovviamente quello del tetto), ma anche di montare il tavolino in dotazione ed avere 4 posti a tavola.
Inoltre è il piano superiore è sufficiente per appoggiare il frigo Waeco Coolfreeze CF-35 oppure per agganciarlo in sicurezza durante il viaggio (consentendo comunque di ospitare 3 persone sul divano).


Per poter utilizzare la cassa sono fondamentali 2 viti di ancoraggio ai binari del Volkswagen California.


Noi ce le siamo fatte fare da un fabbro e comprato le manopole in ferramenta spendendo 5 euro l'una. In alternativa si possono comprare su California Camping.
Le misure della cassa panca sono 40x40x60 e per realizzarla abbiamo comprato questo materiale:
- 2 pannelli di multistrato marino in pino da 18 mm, dimensioni 610 x 1220 x 19 
- viti da legno con testa torx
- 2 cerniere
- una vecchia corda da almeno 8mm di diametro (io ho usato una vecchia corda da arrampicata da 10mm)
- feltrini autoadesivi.

Per il taglio dei pannelli ci siamo rivolti direttamente al negozio dove abbiamo comprato il multistrato.
Per l'assemblaggio ci siamo affidati al nostro amato trapano avvitatore Makita.
Abbiamo usato la vecchia corda per fare delle maniglie facendola passare in buchi appositamente fatti per lo scopo e facendo un nodo ai capi una volta dentro la cassa.

Durante le vacanze il box è stato un utilissimo contenitore di stoviglie e alimenti!!


Se poi avete qualche conoscente che sa cucire la cassa panca è perfetta per  ospitare sulle pareti esterne create in tessuto (magari abbinato al colore degli interni... ). Per attaccarli abbiamo usato del velcro attaccato con dei punti metallici e viti piccole. In questo modo abbiamo la possibilità di rimuoverli per lavarli o per altri scopi.


Il tocco finale è stato dato dal cuscino, removibile grazie agli elastici e dal cordino elastico all'interno per tenere ferme le cose.
Infine, il lato posteriore verso il sedile è stato sfruttato agganciando con 2 fasce di velcro (una per tenerla su una per tenerla la teralmente) uno sgabello pieghevole (comprato su Amazon).



Il box è utile anche quando usiamo quotidianamente il Volkswagen California Beach: è perfetto per riporre oggetti che altrimenti rotolorebbero dentro il furgone (ad esempio la spesa appena fatta).

Con queste dimensioni possiamo poggiare sopra il box il nostro frigo Waeco CF-35 liberando spazio vitale quando si è chiusi dentro il furgone!

La TFK è un'azienda tedesca specializzata nella produzione di passeggini.

Uno dei suoi prodotti di punta è senza ombra di dubbio il passeggino della serie Joggster.

E' un passeggino con ruote "alte", cioè dal diametro più grande del solito, adatte sia per la corsa (del conducente) che per i percorsi accidentati (cittadini) e sterrati (in montagna). Ed è proprio questo il motivo per cui lo abbiamo scelto. Infatti, ora che la famiglia di AlteVite si è allargata, non vedevamo l'ora di condividere le nostre avventure nei boschi e in montagna.

Ormai sono passati più 2 mesi da quando lo utilizziamo e possiamo cominciare a dare la nostra opinione su questo passeggino.

Abbiamo comprato un Joggster Lite Twist modello 2016, dall'ottimo sito tedesco Babyartikel.

passeggino TFK Joggster Lite Twist
TFK Joggster Lite Twist in versione carrozzina


Il passeggino è in pieno stile tedesco: pochi fronzoli, funzionale e robusto.
Le caratteristiche principali sono:
- ruota anteriore bloccabile,
- freni posteriori,
- maniglione regolabile in altezza,
- adattatori per agganciare la navicella TFK o l'ovetto (di diversi produttori possibili),
- una vasta serie di accessori

Nonostante questa sia la versione lite (con componenti in carbonio) il peso di circa 13 kg si fa sentire. Inoltre, essendo lo scopo quello della robustezza su percorsi non cittadini, anche l'ingombro è notevole: una volta richiuso (cosa in sè molto agevole), riempie tuttavia tutto il bagagliaio della nostra Skoda Yeti, che non è certo piccolo.

Il montaggio è risultato tutto sommato abbastanza semplice ed intuitivo, nonostante le istruzioni lascino un po' a desiderare.

passeggino TFK Joggster Lite Twist
TFK Joggster Lite Twist
passeggino TFK Joggster Lite Twist
Le gomme 
Visto il tipo di passeggino, ci saremmo aspettati montassero le gomme da 12 pollici un po' più da offroad, ad esempio quelle che monta il TFK Joggster Adventure 2017.

Il maniglione è molto comodo ed è regolabile in altezza per adattarsi all'altezza del guidatore.

Il passeggino scorre benissimo sull'asfalto. Ma noi lo abbiamo scelto per andare in montagna e quindi su sterrato.
Con navicella e neonati, su percorsi accidentati purtroppo il bimbo viene molto sobbalzato. Le sole due molle posteriori che fungono da ammortizzatori non sono regolabili e forse sono tarate per quando il bimbo sarà un po' più pesante. Certo è che sarebbe stato bello avere una sospensione anche sulla ruota anteriore.
Abbiamo quindi provato ad usare la tecnica da mountain bike: regolando la pressione delle gomme la situazione migliora.
Da 2 atmosfere (per bimbi da 3-4 kg) siamo scesi a 1 atmosfera.
E' bene regolare la pressione in base al peso del bimbo e del percorso da fare.

passeggino TFK Joggster Lite Twist
Il passeggino TFK Joggster Lite lungo il Lago di Levico

Abbiamo provato il passeggino su percorsi con pendenze  aspre (25%) e si è comportato molto bene (sempre molto stabile). Per aiutarci abbiamo attaccato il laccio di sicurezza in dotazione sulla forcella della ruota anteriore in modo da poterlo anche spingere. In questo modo una persone spinge ed una tira e i limiti delle passeggiate in montagna con neonati si riducono drasticamente.

passeggino TFK Joggster Lite Twist
Il passeggino alle prese con una salita del 20%

Le ruote dal diametro generoso sono stati utili anche in spiaggia, dove però è importante bloccare la ruota anteriore per poter progredire oppure andare in retromarcia quando la sabbia è molto asciutta.

passeggino TFK Joggster Lite Twist
Il TFK Joggster Lite Twist in campeggio

Molto comodo il ripiano nella parte bassa del passeggino: la capacità di carico è ragguardevole ed ovviamente il passeggino è molto robusto da sopportare anche i carichi più esagerati (anche una spesa con bottiglie...).

passeggino TFK Joggster Lite Twist

Ci saremmo aspettati un sistema freni più importante (i lacci non tengono la regolazione e a volte si sganciano), delle gomme più indicate all'offroad e un sistema sospensioni migliori. 
Tuttavia l'aspetto meno positivo è il peso: 13 kg per un passeggino sono davvero tanti, soprattutto per un uso quotidiano come ne facciamo noi.

Il passeggino è robusto, maneggevole nonostante la stazza ed ottimo compagno per le passeggiate più impegnative. Per questi motivi, ricompreremmo il TFK Joggster!
Per ora lo abbiamo usato con navicella ed ovetto...vi faremo sapere come si comporterà nei prossimi anni a quote sempre più elevate!

Abbiamo da poco montato sul nostro T6 California Beach il nuovo portabici originale Volkswagen.

Esteticamente è meno bello del precedente ma comunque molto elegante e ben si sposa con le linee del California.

La fattura è robusta e funzionale. I materiali sono piacevoli alla vista ed al tatto.

Può portare fino a 4 bici, per un massimo di 60 kg, quindi anche le mtb più pesanti.

Le bici vengono trattenute in modo eccellente, non si muovono affatto.


Il nuovo portabici Volkswagen per il California T6

Il nuovo portabici Volkswagen per il California T6

Il nuovo portabici Volkswagen per il California T6


Il nuovo portabici Volkswagen per il California T6


Il nuovo portabici Volkswagen per il California T6

Parliamo un po' di misure. L'ingombro da aperto non è esiguo: 820mm dal portellone mentre la larghezza (o meglio la lunghezza delle canaline) è di 130cm.

Il nuovo portabici Volkswagen per il California T6

Tuttavia i progettisti Volkswagen probabilmente non conoscono molto il mondo delle mountain bike... con soli 56mm poche gomme delle moderne MTB ci stanno. Noi usiamo gomme da oltre 60mm di larghezza e ci stanno a fatica (magari sgonfiandole un po').

Il nuovo portabici Volkswagen per il California T6

I bracci telescopici sono molto resistenti ed ognuno ha la propria chiave.

Il nuovo portabici Volkswagen per il California T6

Utile infine la possibilità di spostare a destra e a sinistra le canaline, che distano solo 85mm. Questo consente di mettere su due canaline adiacenti le moderne MTB, che altrimenti non ci starebbero. Soluzione che comunque consente di ridurre lo spazio longitudinale che altrimenti arriverebbe quasi al metro.

Abbiamo provato ad aprire il bagagliaio con due mountain bike montate: il portellone è un po' pesante e non comodo da aprire ma una volta aperto sta su da solo: questo è fantastico!

Il nuovo portabici originale Volkswagen per il T6 è un ottimo prodotto, ma presenta alcuni aspetti che non giustificano il prezzo di 700 euro.
Alternativa valida e molto meno costosa è il Fiamma CarryBike T5/T6 Pro.



Gli smartwatch sportivi stanno avendo un grosso successo commerciale.

Considerando i prezzi e la vastità di modelli ho temporeggiato molto prima di acquistarne uno.

Prima ho voluto studiare un po' i modelli e le caratteristiche in attesa che sul mercato si trovasse un ottimo prodotto dal costo inferiore di un organo umano.

Tra le caratteristiche fondamentali che mi aspetto in uno smartwatch sportivo: un rilevatore satellitare  preciso e veloce nell'agganciarsi (magari che supporti anche la rete russa Glonass oltre che all'americana GPS), dimensioni e peso contentuti, tenuta della batteria, fascia cardio, buon software per il monitoraggio degli allenamenti, integrazione con Strava e caratteristica fondamentale.. deve essere multisport.
Per contenere i prezzi ho dovuto escludere l'altimetro barometrico (un orologio con questo sensore arriva a costare 100 euro in più.

Complice anche averlo visto dal vivo da un compagno biker che mi ha fatto un'ottima recensione, ho scelto il Polar M400, uno smartwatch cardiofrequenzimetro.


Ho trovato un ottimo prezzo sul mio sito di riferimento BikeDiscount (102 euro).

Anche se sul sito Polar viene descritto come orologio da Running, è possibile registrare centinaia di tipi di sport (mountain bike trail running, sci alpinismo, etc). Il tutto configurabile dalla proprio profilo di Flow, il SW gestionale di Polar.
Polar Flow offre tante statistiche utili nonchè consigli sugli allenamenti.
Riesce a determinare che tipo di allenamento hai fatto in base alle soglie cardiache, dando spunti per migliorare le proprie performance.
Tenendo il cellulare anche di notte, Flow riesce anche a darti informazioni sul sonno.



Tutto dello smartwatch cardiofrequenzimetro è davvero soddisfacente. Ciliegina sulla torta è l'integrazione con Strava.

I materiali mi sembrano davvero molto buoni, speriamo anche durevoli nel tempo. La calzata sia dell'orologio che della fascia non mi ha mai dato fastidio.

L'orologio prende il segnale satellitare davvero velocemente (ed anche dentro casa mia). Stesso vale per il linking con la fascia cardio.

L'orologio si interfaccia tramite con l'app Polar sul cellulare per sincronizzare allenamenti e il monitoraggio giornaliero.

Veniamo alle negatività:
- su Flow non è possibile importare le attività precedenti
- la sincronizzazione tra orologio e smartphone è un po' lenta
- i pulsanti dell'orologio sono troppo sensibili a click accidentali e poco sui long click.

Ad ogni modo, per me il prodotto è davvero completo e dall'ottimo rapporto qualità prezzo.
Senza nulla togliere al nostro amato Piccolo atlante degli alberi di montagna, vi segnaliamo alcune schede a cura del Portale del legno trentino, con particolare attenzione alle specie di aghifoglia tipiche del territorio trentino, tra cui abete rosso, abete bianco, larice, pino cembro, pino silvestre, pino nero.

Ecco il link alle schede http://www.legnotrentino.it/interne/foreste_e_alberi_interna.ashx?ID=10030.

Trentino Pale di San Martino bosco